L’economia e il commercio di Cagliari e la Sardegna
L’economia e il commercio hanno una storia secolare proprio come la città e l’isola stesse. La Sardegna è la regione italiana con il sottosuolo più ricco di minerali. La storia delle miniere cominciò nella preistoria e continua nel presente. [1] Nella preistoria gli abitanti dell’isola avevano il commercio con un popolo che occupava una parte della Grecia attuale. Dopo arrivarono i fenici tra il decimo e l’ottavo secolo a.C. e fondarono alcune città tra cui Cagliari. La Sardegna ebbe un’importante posizione per i commerci con Cartagine, la Spagna, L’Etruria e la costa della Francia. In questo periodo le miniere nell’Iglesiente furono già in uso.[2] Dal terzo millennio a.C. la quantità dell’estrazione dei minerali crebbe per lo sviluppo delle nuove tecniche. Sotto la dominazione romana l’attività mineraria crebbe ancora più fortemente. I romani erano interessati soprattutto nell’argento e nel piombo. Nel periodo romano furono in uso sicuramente diverse miniere. Alla fine della dominazione romana le attività minerarie diminuirono forti e alcune mine furono abbandonate e dimenticate.
Sotto il domino bizantino, dal 610, ci fu una rinascita della produzione mineraria e l’attività metallurgica. L’argento tornò ad essere uno dei principali prodotti d’esportazione della Sardegna. Nei prossimi secoli le miniere furono in uso intensivo o meno intensivo e diventarono mine statali dei diversi regimi. [3] I principali minerali che ebbero estratto dalle miniere erano il piombo, lo zinco, il rame e l’argento. Dal 1800 furono aperte anche miniere di carbone, antimonia e bauxite. [4] Dopo l’unità d’Italia ci fu una grande espansione della industria mineraria. Ma sopratutto dopo la seconda guerra mondiale l’industria mineraria è andata in rovina.[5] Molte miniere sono state chiuse dall’industria estrattiva, ma alcune miniere sono parte del Parco Archeologico Minerario e riaperte ai turisti.
Oggi, il più importante settore economico è il turismo, oltre al commercio e al pubblico impiego. L’agricoltura, la pastorizia e i metalli erano un tempo i più importanti settori dell’economia, ma oggi l’agricoltura consiste quasi solo di produzioni specializzate. Per esempio il carciofo è l’unico prodotto agricolo di esportazione. L’allevamento degli animali come l’ovino, il caprino e il cavallo sono ancora oggi importanti settori economici. Nell’isola si trova circa un terzo dell’intero patrimonio ovino e caprino italiano. Con il latte degli ovini e caprini si produce una grande diversità dei formaggi. La metà del latte ovino prodotto in Italia proviene dalla Sardegna e per la maggior parte dalle piccole industrie e dalla collaborazione dei pastori. L’allevamento dei cavalli era nato durante la dominazione Aragonese. La razza dei cavalli e principalmente anglo-arabo e l’80% dei puledri in Italia sono nati
sull’isola. La pesca rappresentava in passato una fonte insicura di reditto a causa delle frequenti scorrerie saracene. Oggi la pesca ed i pescatori aumentano perché ci sono alcune zone marine che sono molto pescose e le coste della Sardegna sono lunghissime. A Cagliari la pesca è molta svillupata e da qui, con Alghero e le coste del Sulcis, viene la maggior parte della pesca sarda. Nelle diverse regioni dell’isola si pescano diverse specie di pesci.
L’industria contemporanea è nata soprattutto negli anni ’60 –’70 dello scorso secolo con i finanziamenti statali. A Cagliari si sono sviluppati i complessi petrolchimici e le grandi raffinerie per la lavorazione del greggio. La Sardegna era al primo posto in Italia che produceva energia eolica. Ma l’industria è solo il 23,5% dell’economia sarda. [6]